La ballata del fiocco di neve

di E. Lucchesi

Il presente contributo è stato pubblicato nella raccolta MiracoLol di Natale. Edizioni La Linea.

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e bianca neve scender senza venti

G. Cavalcanti

Un soffice fiocco di neve, a conclusione di una brillante carriera, si ritirò felice al Polo Nord, tra le renne e le slitte del vecchio Santa Claus.
“Non mi piace lo star system – ripeteva spesso ai nipotini – meglio vivere appartato”.
Ma una sera, intorno a un bel fuoco scoppiettante, la nostalgia del passato prese il sopravvento e cedette alle lusinghe di quelle voci allegre, che con insistenza ripetevano:

“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre. Dai, nonno, non farti pregare!”

“Va bene”, disse sospirando il vecchio fiocco di neve, accarezzandosi la lunga barba bianca e socchiudendo gli occhi.
“Tutto iniziò quando un poeta fiorentino nobile e un po’ snob, di nome Guido Cavalcanti, mi invitò a fare la comparsa in un sonetto in cui elencava molte cose belle.
Era davvero una wishlist da sogno: donne affascinanti, cuori sapienti, schiere scintillanti di cavalieri armati, albe serene e chi più ne ha più ne metta. Insomma, un vero plazer da ascoltare e da leggere”.
“In questo modo – proseguì il fiocco di neve – mi sono guadagnato un po ‘ di notorietà scendendo lieve e senza venti.
Ma poi sono iniziati i guai. La crisi non risparmia nessuno!”
Il vecchio fiocco lo ripeteva in modo ossessivo, ormai affetto da una lieve arteriosclerosi, ad ogni malcapitato che trovava in fila al supermercato “L’Igloo”.
I nipotini si prepararono dunque a sentir raccontare la solita storia, ancora e ancora.
“Una volta, pur di lavorare, ho rischiato la pelle facendo lo stuntman in un canto di Dante – continuò contrito – Dovevo mettere in scena la mia lieve discesa attraverso una pioggia di fuoco, come neve in alpe sanza vento, ma le falde di fuoco a cui il poeta mi andava paragonando per poco non mi hanno sciolto del tutto.
Una tragedia. Anzi una (tragi-) Commedia all’italiana!”

Infine, prima della pensione, il fiocco di neve si era dovuto prestare a mimare il pallore mortuario della bella Laura in un trionfo del buon Petrarca.
“Laura era stecchita, e io dovevo esprimere il colore candido del suo incarnato attraverso un paragone semplice, immediato: Pallida no, ma più che neve bianca/ che senza venti in un bel colle fiocchi

“Che bello nonno!” – dicevano sorridendo i fiocchini di neve.

“Bello, ma pericoloso. Per poco, nel freddo dell’obitorio, ho finito per ghiacciarmi del tutto, tirando quasi le cuoia!
Eppure ogni volta sono sopravvissuto fino a coronare un sogno di vita felice, rifugiandomi con voi in un paradiso glaciale, immerso in un perenne Xmas time”.

Ma accendendo per caso la TV, intento a controllare il numero di panettoni da impacchettare per il Natale venturo, il fiocco di neve vide una cosa che non gli piacque affatto.

La sua bella Italia giaceva esanime e pallida, altro che più che neve bianca!
Certo si prospettava una ghiotta opportunità di guadagno e sarebbe dunque stato opportuno un rimpatrio immediato.
Ma il vecchio fiocco di neve non ebbe cuore di rientrare nel Bel Paese ormai in declino per fioccare sul viso di quella donna un tempo assai avvenente e ormai ridotta a una moribonda girlfriend in a coma.
Si sa, con l’età gli acciacchi aumento e il cuore si fa tenero. Fu così che il vecchierel canuto e bianco decise di ristare.
Decise però di scrivere a quella bella donna moribonda un biglietto di condoglianze che assomigliasse a una ballata di Natale:

Perch’i’ no penso di tornar giammai
ballatetta, in Italia,
va’ tu, soave e pia
dritt’a a la patria mia
che pur in agonia
ti farà molto onore
.

Di quelle parole mi è giunta voce e qui, diligentemente, le trascrivo per voi, augurandovi Buon Natale e un bel po’ di panettone.


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